giovedì, febbraio 14, 2008

Scherzi del destino - 2 -

(foto Corriere.it)

Ricordo ancora perfettamente quando, poco più di un anno fa, dedicai un post allo scoppio di una casa qui a Milano; c'erano stati dei morti, tra cui un bambino. E il fatto che tutto ciò fosse capitato nella mia città, in una via in cui ogni tanto mi capita di passare, mi aveva fatto molto riflettere, mi aveva fatto sentire "vicino" a quello che era successo, anche se l'avevo saputo da internet e dalla radio.
Oggi quelle emozioni tornano a farsi sentire. Quando senti di un tram e di un autobus, mezzi che usi abitualmente per andare da casa a scuola, anche se non le stesse linee, che si scontrano in un incidente così drammatico, non puoi rimanere impassibile. C'è, come penso sia normale in questi casi, la consapevolezza di quanto la nostra vita sia fragile. L'orrore nel vedere scaraventato sotto i riflettori della cronaca qualcosa che consideriamo "quotidiano" ci fa sentire coinvolti in quello che è successo. E se su quell'autobus, al posto di quella donna, ci fossi stato io? E se ci fosse stato uno dei miei amici, dei miei familiari, delle persone che frequento tutti i giorni?
E poi c'è quella foto. Quella che all'inizio non avevo nemmeno capito cosa rappresentasse, quella che ho compreso nella sua drammaticità solo dopo. Quella foto, scattata prima che i soccorritori mettessero i teli sull'autobus, che a mio parere i siti dei quotidiani avrebbero potuto anche fare a meno di pubblicare. Quella foto che è l'immagine della morte che colpisce il tuo quotidiano. Quella foto che hai visto senza volerlo, e che ora non ti fa riflettere, ti mette addosso solo un misto di tristezza, di rabbia, di vuoto e di impotenza.

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venerdì, ottobre 19, 2007

Life & death

(Irlanda - foto by Somis)

Ieri abbiamo dato l'ultimo saluto a Edo, uno dei bidelli della nostra scuola.
Pensieri. Domande. Lacrime. Malinconia.
Capire che è proprio vero che ci si accorge di quanto una persona è speciale solo quando non c'è più. Penso di non aver mai parlato con Edo. Sarà che sono timido. Solo adesso, anche grazie ai racconti di chi Edo lo conosceva meglio di me, ho capito quanto era speciale.
Riflessioni sulla solitudine. Edo non aveva parenti, tranne la mamma malata di alzheimer e una anziana zia. La sua famiglia era la scuola. I ragazzi, i professori, i colleghi bidelli. Anche chi non è più nella nostra scuola. Tutti gli sono stati vicini fino all'ultimo. Vedere tutta quella gente al suo funerale mi ha fatto pensare a quanto, in realtà, non fosse solo.
Pensando alla morte è impossibile non pensare alla propria. Mi è venuto in mente quello che avevo letto, a questo proposito, sul sito di Valeria Benatti, di Rtl. Se avete cinque minuti fateci un salto, mi ha fatto riflettere parecchio.
L'amarezza, la malinconia, la tristezza e la sensazione di aver perso qualcuno di importante sono sempre lì. Ma Edo rimarrà sempre nella nostra scuola, nei ricordi e nei cuori di quella che per lui era la sua famiglia.

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