Volare via...
Al mattino, arrivando a scuola presto (molto presto, direi: la forbice - va di moda dire così - del mio anticipo "cronico" varia tra i 20 e i 25 minuti), mi capita quasi sempre di aspettare che arrivino i miei compagni con cui chiacchierare del più e del meno: prof, lezioni, verifiche, interrogazioni, tv, musica... i discorsi che si possono fare alle 70.40 con la mente ancora un po' nel mondo dei sogni...
Ma, mentre aspetto, quando non leggo mi guardo intorno. Guardo i pochi temerari in anticipo "cronico" come me che sono sul marciapiede davanti alla scuola, un marciapiede stranamente vuoto, visto che negli orari "di punta" (prima delle 8 e dopo le 13) è superaffollato e non si riesce quasi a camminare. Guardo le macchine, i filobus, i tram, le moto che passano: dove va la gente? perchè è in giro a quell'ora?
E' invece qualche giorno (anzi da una settimana o forse più) che mi capita, insieme ai miei compagni che arrivano presto, di alzare gli occhi al cielo e vedere stormi di uccelli che volano, tutti insieme, come fossero una cosa sola. Chissà come fanno ad andare così tutti insieme, senza perdersi?
Li vedo, saranno migliaia: passa uno stormo, si posa su un tetto e poi riparte. Poi ne passa un altro, e così via. Sono veramente tanti, stanno migrando. Ci sono dei momenti che il cielo è completamente cosparso di puntini neri che si muovono.
A parte il pensiero "Oh mamma mia se gli scappa la popò tutti insieme sono rovinato!", mi capita di pensare a quegli uccelli, magari mentre torno da scuola sull'autobus, o mentre cammino per strada, o a scuola, in un momento in cui viaggio con la mente.
Da dove arrivano quegli uccelli?
Dove sono diretti?
Quanti posti hanno visto i loro occhi che io invece non posso neanche immaginare?
Quanti altri posti che io non ho visto vedranno?
Da quanto tempo sono in viaggio per raggiungere la loro meta?
Fra quanto tempo saranno arrivati?
Cosa li spinge a compiere quel lungo viaggio tutti gli anni (altro che le nostre code in autostrada per le vacanze!)?
Come fano a sapere sempre la rotta (non hanno mica i navigatori e le cartine, loro, e non possono fermarsi e chiedere: "Scusi devo andare nel tal posto, quale strada devo prendere?")?
Quanti di loro compiono questo viaggio tutti gli anni e ormai lo conoscono a memoria e quanti di loro invece, forse piccoli, è la prima volta che migrano?
E allora mi capita di volare con la fantasia e pensare di essere, anche solo per un giorno, un uccello come loro. Volerei via, lontano. A vedere posti che non ho mai visto e non conosco. Con altri che come me, quel giorno, hanno deciso di trasformarsi in uccelli per volare via. Chissà chi sono? Con le ali siamo tutti uguali? Poveri, ricchi, adulti, giovani, di qualunque nazionalità, religione. Magari vorrei volare in un posto, ma i miei compagni di volo mi porterebbero da qualche altra parte, che non mi immaginavo e non mi aspettavo, che non sapevo nemmeno esistesse sulla faccia della terra. E chissà se, come allo scoccare delle mezzanotte per Cenerentola, riuscirei a tornare indietro, ad abbandonare le mie ali e a ritornare a casa mia, nella mia città, dai miei amici, i miei genitori? Cosa porterei da questa strana esperienza? Dimenticherei tutto, in fretta, oppure terrei nascoste in fondo ad un cassetto le mie ali per volare via quando ne sento il bisogno, per staccarmi un po' da questo mondo così complicato da capire e da vivere, per guardare tutto da un'altra prospettiva?
Voi non volate mai, con la fantasia? Dove andate?
Ma, mentre aspetto, quando non leggo mi guardo intorno. Guardo i pochi temerari in anticipo "cronico" come me che sono sul marciapiede davanti alla scuola, un marciapiede stranamente vuoto, visto che negli orari "di punta" (prima delle 8 e dopo le 13) è superaffollato e non si riesce quasi a camminare. Guardo le macchine, i filobus, i tram, le moto che passano: dove va la gente? perchè è in giro a quell'ora?
E' invece qualche giorno (anzi da una settimana o forse più) che mi capita, insieme ai miei compagni che arrivano presto, di alzare gli occhi al cielo e vedere stormi di uccelli che volano, tutti insieme, come fossero una cosa sola. Chissà come fanno ad andare così tutti insieme, senza perdersi?
Li vedo, saranno migliaia: passa uno stormo, si posa su un tetto e poi riparte. Poi ne passa un altro, e così via. Sono veramente tanti, stanno migrando. Ci sono dei momenti che il cielo è completamente cosparso di puntini neri che si muovono.
A parte il pensiero "Oh mamma mia se gli scappa la popò tutti insieme sono rovinato!", mi capita di pensare a quegli uccelli, magari mentre torno da scuola sull'autobus, o mentre cammino per strada, o a scuola, in un momento in cui viaggio con la mente.
Da dove arrivano quegli uccelli?
Dove sono diretti?
Quanti posti hanno visto i loro occhi che io invece non posso neanche immaginare?
Quanti altri posti che io non ho visto vedranno?
Da quanto tempo sono in viaggio per raggiungere la loro meta?
Fra quanto tempo saranno arrivati?
Cosa li spinge a compiere quel lungo viaggio tutti gli anni (altro che le nostre code in autostrada per le vacanze!)?
Come fano a sapere sempre la rotta (non hanno mica i navigatori e le cartine, loro, e non possono fermarsi e chiedere: "Scusi devo andare nel tal posto, quale strada devo prendere?")?
Quanti di loro compiono questo viaggio tutti gli anni e ormai lo conoscono a memoria e quanti di loro invece, forse piccoli, è la prima volta che migrano?
E allora mi capita di volare con la fantasia e pensare di essere, anche solo per un giorno, un uccello come loro. Volerei via, lontano. A vedere posti che non ho mai visto e non conosco. Con altri che come me, quel giorno, hanno deciso di trasformarsi in uccelli per volare via. Chissà chi sono? Con le ali siamo tutti uguali? Poveri, ricchi, adulti, giovani, di qualunque nazionalità, religione. Magari vorrei volare in un posto, ma i miei compagni di volo mi porterebbero da qualche altra parte, che non mi immaginavo e non mi aspettavo, che non sapevo nemmeno esistesse sulla faccia della terra. E chissà se, come allo scoccare delle mezzanotte per Cenerentola, riuscirei a tornare indietro, ad abbandonare le mie ali e a ritornare a casa mia, nella mia città, dai miei amici, i miei genitori? Cosa porterei da questa strana esperienza? Dimenticherei tutto, in fretta, oppure terrei nascoste in fondo ad un cassetto le mie ali per volare via quando ne sento il bisogno, per staccarmi un po' da questo mondo così complicato da capire e da vivere, per guardare tutto da un'altra prospettiva?
Voi non volate mai, con la fantasia? Dove andate?