lunedì, ottobre 17, 2005

Volare via...

Al mattino, arrivando a scuola presto (molto presto, direi: la forbice - va di moda dire così - del mio anticipo "cronico" varia tra i 20 e i 25 minuti), mi capita quasi sempre di aspettare che arrivino i miei compagni con cui chiacchierare del più e del meno: prof, lezioni, verifiche, interrogazioni, tv, musica... i discorsi che si possono fare alle 70.40 con la mente ancora un po' nel mondo dei sogni...
Ma, mentre aspetto, quando non leggo mi guardo intorno. Guardo i pochi temerari in anticipo "cronico" come me che sono sul marciapiede davanti alla scuola, un marciapiede stranamente vuoto, visto che negli orari "di punta" (prima delle 8 e dopo le 13) è superaffollato e non si riesce quasi a camminare. Guardo le macchine, i filobus, i tram, le moto che passano: dove va la gente? perchè è in giro a quell'ora?
E' invece qualche giorno (anzi da una settimana o forse più) che mi capita, insieme ai miei compagni che arrivano presto, di alzare gli occhi al cielo e vedere stormi di uccelli che volano, tutti insieme, come fossero una cosa sola. Chissà come fanno ad andare così tutti insieme, senza perdersi?
Li vedo, saranno migliaia: passa uno stormo, si posa su un tetto e poi riparte. Poi ne passa un altro, e così via. Sono veramente tanti, stanno migrando. Ci sono dei momenti che il cielo è completamente cosparso di puntini neri che si muovono.
A parte il pensiero "Oh mamma mia se gli scappa la popò tutti insieme sono rovinato!", mi capita di pensare a quegli uccelli, magari mentre torno da scuola sull'autobus, o mentre cammino per strada, o a scuola, in un momento in cui viaggio con la mente.
Da dove arrivano quegli uccelli?
Dove sono diretti?
Quanti posti hanno visto i loro occhi che io invece non posso neanche immaginare?
Quanti altri posti che io non ho visto vedranno?
Da quanto tempo sono in viaggio per raggiungere la loro meta?
Fra quanto tempo saranno arrivati?
Cosa li spinge a compiere quel lungo viaggio tutti gli anni (altro che le nostre code in autostrada per le vacanze!)?
Come fano a sapere sempre la rotta (non hanno mica i navigatori e le cartine, loro, e non possono fermarsi e chiedere: "Scusi devo andare nel tal posto, quale strada devo prendere?")?
Quanti di loro compiono questo viaggio tutti gli anni e ormai lo conoscono a memoria e quanti di loro invece, forse piccoli, è la prima volta che migrano?
E allora mi capita di volare con la fantasia e pensare di essere, anche solo per un giorno, un uccello come loro. Volerei via, lontano. A vedere posti che non ho mai visto e non conosco. Con altri che come me, quel giorno, hanno deciso di trasformarsi in uccelli per volare via. Chissà chi sono? Con le ali siamo tutti uguali? Poveri, ricchi, adulti, giovani, di qualunque nazionalità, religione. Magari vorrei volare in un posto, ma i miei compagni di volo mi porterebbero da qualche altra parte, che non mi immaginavo e non mi aspettavo, che non sapevo nemmeno esistesse sulla faccia della terra. E chissà se, come allo scoccare delle mezzanotte per Cenerentola, riuscirei a tornare indietro, ad abbandonare le mie ali e a ritornare a casa mia, nella mia città, dai miei amici, i miei genitori? Cosa porterei da questa strana esperienza? Dimenticherei tutto, in fretta, oppure terrei nascoste in fondo ad un cassetto le mie ali per volare via quando ne sento il bisogno, per staccarmi un po' da questo mondo così complicato da capire e da vivere, per guardare tutto da un'altra prospettiva?

Voi non volate mai, con la fantasia? Dove andate?

mercoledì, ottobre 12, 2005

Le 8 di sera...

E' un momento particolare, quello che va dalle 20 alle 21 (circa, ovviamente!)...
Ho già finito di mangiare e di chiacchierare con i miei: cena in cucina così non si accende la tv... invece di guardare la "cassetta dei piccioni", ci raccontiamo quello che ci è successo nella giornata, che abbiamo visto, su cui abbiamo riflettuto; è un momento di scambio di opinioni e di esperienze, un momento di riflessione comune, di dialogo...
Ma, dicevo, il momento particolare viene dopo. Finito di mangiare, ho tempo per fare altro, in quell'intervallo di tempo che separa la cena dalla "serata", che è, per me, quel momento in cui mi siedo (o sdraio...) sul divano a guardare la tv, anche se ultimamente mi capita spesso di fare altro, la sera, ascoltando quello che passa la "scatola nera" (anche se la mia è grigia, ma questo è tutto un altro discorso...).
E' un orario "ibrido", in cui concludo la giornata che sta per finire e mi preparo per quella che verrà: finisco gli ultimi compiti, preparo la cartella, sistemo un po' la scrivania, incasinata da un pomeriggio in cui è stata co-protagonista della mia vita.
Poi, anzi di solito prima, giusto per occupare un po' il tempo, una breve navigata sul web: corriere.it per primo, come sempre, per vedere se in quell'oretta scarsa in cui ho mangiato è successo qualcosa nel mondo che io devo necessariamente sapere, poi il mio sito per vedere quanti visitatori ci sono stati mentre io non ero al computer (fa sempre piacere vedere che in un'oretta magari anche solo due o tre persone hanno visto il mio sito), quindi siti vari per vedere se è stato aggiunto qualcosa di nuovo.
Tutto, ovviamente, con il sottofondo della radio (accesa anche adesso che sto scrivendo) fissa sui 102.5.
Quindi mi metto il mio bel pigiamino [:-)] così quando finirà il programma che guarderò in tv andrò subito a letto e potrò patteggiare: "Guardo tutto il film tanto quando è finito mi fiondo subito a letto" e, se ho ancora del tempo prima del "momento tv", che arriva intorno alle 21, ancora una piccola navigata in Internet...
E' un bel momento, perchè me lo gestisco un po' come voglio, concludendo in un certo senso la mia giornata, un momento in cui trovo a volte il tempo di fare quello che, per la fretta, i compiti o la mancanza di voglia, non riesco mai a fare.
E voi? Qual è il vostro "momento ibrido", il vostro "momento sgabuzzino", ovvero quel momento in cui fare quello che altrimenti non fareste mai (come nello sgabuzzino si mettono le cose che altrimenti non si metterebbero da nessuna parte)? Commentate e racconatemelo...

domenica, ottobre 02, 2005

2 ottobre: la festa dei nonni

Oggi è la festa dei nonni. Per il primo anno oggi in Italia abbiamo ricordato i nonni, nel giorno degli Angeli Custodi.
Che bel paragone, quello tra i nonni e gli Angeli Custodi!

I nonni e le nonne che arrivano quando mamma e papà non possono
I nonni e le nonne che ti aiutano
I nonni e le nonne che ti dicono "ai miei tempi..." mentre li guardi con gli occhioni grandi
I nonni e le nonne che ti portano il regalino anche se non è Natale né il tuo compleanno
I nonni e le nonne che sono dalla tua parte quando mamma e papà ti rimproverano
I nonni e le nonne che ti ricordano che anche mamma e papà che sono così severi in fondo da piccoli erano come te
I nonni e le nonne che, pur da lontano, o talvolta da lassù, guardano sempre verso i loro nipoti e arrivano o si fanno sentire quando c'è bisogno di loro
I nonni e le nonne che hanno sempre una parola di conforto
I nonni e le nonne con cui hai passato tutti i momenti dell'infanzia quando mamma e papà erano al lavoro e non sapevano con chi lasciarti
Le nonne (e, perchè no, anche i nonni) che preparano la torta per quando vai a trovarli

Tutti bellissimi momenti che mi sarebbe piaciuto vivere ma che, avendo perso l'unico nonno quando ero piccolo, mi sono solo immaginato.
I miei nonni mi vedono da lassù, ma se fossero stati qui con me mi sarebbe piaciuto vivere con loro questa giornata di festa, e anche i restanti 364 giorni.

Pensando alle belle immagini in cui sono coinvolti i nonni, purtroppo ho dovuto ricordare anche quei casi, letti sui giornali o visti alla tv, di nonni anziani che vivono soli, abbandonati a se stessi. Che, a volte, quando muiono soli in casa non se ne accorge nessuno finchè, dopo qualche settimana, il vicino insospettito chiama la polizia. Nessun parente si era chiesto perchè quel nonno (o qualla nonna) non si fosse fatto sentire o vedere per settimane? Questo nonno (o questa nonna) non ha mai tenuto un nipotino quando mamma e papà non potevano, non ha mai detto "ai miei tempi..." ad un nipotino che lo guardava con gli occhioni grandi, non ha mai avuto una parola di conforto per il suo nipotino, non ha mai portato un regalino ad un nipotino anche se non era festa, non ha mai preparato una torta per un nipotino che sarebbe venuto a trovarlo?
Speriamo che questa festa aiuti tutti quelli che sono stati "nipotini" a ricordarsi di più dei loro nonni, anche una volta cresciuti.